Il mio nome è Senecio inequidens o senecione sudafricano.

Sono una pianta erbacea perenne con infiorescenze composte da numerosi capolini e fiori gialli. Sono originario del Sudafrica e sono arrivato accidentalmente in Europa perché i miei semi sono stati trasportati insieme alla lana delle pecore; in seguito sono stato veicolato mediante gli imballaggi delle merci provenienti dal Sudafrica durante la seconda guerra mondiale. Dalla metà del XX secolo mi sono diffuso rapidamente in quasi tutta l’Europa e sono attualmente presente anche nelle Hawaii, in alcune parti dell’America meridionale e dell’Australia.

Sono una specie molto adattabile, capace di crescere sia in ambienti umidi che secchi e ciò mi consente di insediarmi rapidamente in habitat molto diversi. Sono molto competitivo grazie alla mia notevole capacità di riproduzione: il mio periodo di fioritura dura 6-7 mesi e ogni mia pianta produce in media 10.000 semi all’anno, contenuti singolarmente in un frutto dotato di un pappo piumoso che rende formidabile la mia dispersione ad opera del vento.

Sono in grado di resistere alle basse temperature e colonizzo vari tipi di ambienti in pianura e a quote più alte, insediandomi su substrati poveri come aree ruderali, strade, ferrovie, corsi d'acqua: in tempi brevi occupo ampie superfici e ho il sopravvento sulle specie indigene anche perché non ho nemici naturali. Viceversa, contengo sostanze tossiche che possono provocare fenomeni di avvelenamento del bestiame (e dell’uomo mediante il consumo di latte o uova prodotti da animali intossicati).

Determino quindi danni economici diminuendo o annullando il valore foraggero dei pascoli e causando problemi di salute al bestiame, e rappresento una minaccia ambientale in quanto riduco la biodiversità vegetale nelle aree invase. Fortunatamente, nonostante abbia un certo valore estetico dovuto alla fioritura prolungata, non vengo commercializzato come pianta ornamentale e non vengo utilizzato in alcun modo (almeno in Europa).

Una volta insediato sono piuttosto restio ad andarmene anche perché lascio importanti riserve di semi nel terreno. Dove è possibile, come nei nuclei localizzati, devo essere strappato prima della formazione dei semi ed essere immediatamente sostituito con la semina di specie autoctone a buona capacità di copertura del suolo. Per evitare qualsiasi rischio di espansione, nessuna delle mie parti va mescolata alla raccolta del verde o compostata in modo non professionale in quanto -anche se estirpato - posso produrre semi ancora per qualche giorno.

Nelle zone ad ampia diffusione devo essere controllato attraverso metodi di lotta contenitiva finalizzati a rallentare la mia avanzata.


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