Mi chiamo Impatiens glandulifera ma sono conosciuta come balsamina ghiandolosa. Sono una pianta erbacea alta fino a 2 metri, ho fiori penduli grandi di colore dal porpora al rosa e frutti che assomigliano a una clava. Il mio areale di origine è l’Asia orientale (regione dell’Himalaya).

Sono stata introdotta in Europa a scopo ornamentale nella prima metà del XIX secolo; in seguito mi sono diffusa in molti Paesi europei a clima temperato; sono stata introdotta anche nell’America del Nord e in Nuova Zelanda. Probabilmente la mia diffusione proseguirà verso latitudini e altitudini maggiori come conseguenza dei cambiamenti climatici.

La mia invasività è dovuta alla particolare modalità di dispersione dei semi: i miei frutti, che contengono fino a 2500 semi, giunti a maturità esplodono lanciando i semi a notevole distanza (fino a 7 metri). I semi normalmente germinano la primavera successiva (ma possono rimanere vitali nel suolo per oltre 18 mesi) e possono germinare anche nell’acqua: essi sono la mia unica parte persistente e quindi la loro produzione e il loro trasporto sono fondamentali per perpetuare la specie.

Mi sviluppo preferenzialmente in zone ruderali o lungo i fiumi e i bordi di fossi e canali, generalmente in zone dai 200 ai 700 metri di quota con buona disponibilità idrica. Le mie dense formazioni provocano l’impoverimento della vegetazione indigena soprattutto lungo i corsi d’acqua, dove prendo facilmente il posto della vegetazione naturale lungo le sponde, nelle zone di greto e sul margine dei boschi. Probabilmente questi effetti sono meno severi di quanto si pensasse in passato ma la mia ulteriore diffusione è comunque indesiderabile - e non va quindi facilitata - in particolare nelle aree protette.

Purtroppo sono ancora coltivata nei giardini e sono molto apprezzata dagli apicoltori per la mia cospicua produzione di nettare.

Per limitare la mia diffusione, come azione preventiva è indispensabile evitare di mettermi nuovamente a dimora; come azione di contenimento nei giardini è possibile estirparmi manualmente visto che il mio apparato radicale è debole: l’estirpazione va fatta prima della fioritura per evitare che i semi vengano dispersi nei dintorni.

Il materiale non va compostato bensì messo nei sacchi dei rifiuti indifferenziati.


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