Mi chiamo Buddleja davidii e sono nota come albero delle farfalle perché nel periodo della mia lunga fioritura - che profuma di miele - attiro molti di questi insetti. Sono un arbusto con fusto alto e rami robusti con apice ricadente verso il basso; non ho un aspetto appariscente tranne nel periodo della fioritura, da inizio estate all’autunno.

Sono originaria della Cina nordoccidentale e alla fine del XIX secolo sono stata introdotta in Europa a scopo ornamentale. Ben presto sono sfuggita alla coltura e mi sono diffusa diventando invasiva (in Italia la prima segnalazione in natura è dell’inizio del 1900, in Veneto). Attualmente sono diffusa nell’Europa dell’Est, in Nuova Zelanda, nel sud-est dell’Australia, nelle Isole del Pacifico e negli USA.

La mia espansione è legata al fatto che mi adatto a qualunque tipo di terreno, cresco velocemente e resisto bene al freddo. Mi favorisce anche la notevole quantità di semi piccoli e leggeri che produco (fino a 3 milioni per pianta): essi vengono dispersi principalmente con il vento ma possono essere diffusi anche attraverso l’acqua e gli animali; hanno inoltre la capacità di germinare per diversi anni. Posso moltiplicarmi anche vegetativamente per mezzo di stoloni sotterranei e le mie parti sotterranee possono rimanere vitali nel suolo per alcuni anni.

Prediligo gli ambienti fluviali e di greto ma sono presente anche nelle zone incolte, ai bordi delle strade, nelle scarpate, lungo le ferrovie; sono spesso coltivata nei giardini grazie alla mia abbondante fioritura e quindi sono a tutt’oggi in commercio come pianta ornamentale.

Posso formare popolazioni dense in grado di soppiantare parzialmente la vegetazione indigena, soprattutto in ambiente fluviale; modifico, di conseguenza, anche la fauna degli ambiti ove mi insedio.

La prima precauzione per cercare di contenere la mia presenza consiste nel non mettere a dimora nuove piante; se sono già coltivata, è bene che mi impediate di produrre semi e quindi dovrete eliminare le infiorescenze prima della produzione dei frutti. Poiché sono in grado di ricacciare, vado estirpata con le radici; se vengo tagliata al piede, richiedo numerosi interventi nell’arco della stagione vegetativa.

I miei sfalci non vanno avviati a compostaggio; meglio smaltirmi con i rifiuti indifferenziati, chiusa nel sacco.


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