Mi chiamo Ailanthus altissima, sono una pianta legnosa conosciuta anche come albero del paradiso; posso raggiungere 20-30 metri di altezza, ho una chioma densa molto ramificata e fiori bianco-giallastri riuniti in lunghe pannocchie terminali.

La mia terra d’origine è la Cina nordoccidentale e centrale. Sono stato importato sia in Europa che negli Stati Uniti nella seconda metà del 1700 come specie ornamentale dal bel fogliame e dalla crescita velocissima; ben presto ho però rivelato la mia tendenza a diffondermi spontaneamente e a resistere in ogni tipo di ambiente. Sono stato portato in Europa anche come pianta ospite per l’allevamento di un bruco che avrebbe dovuto sostituire il baco da seta minacciato da un’epidemia, ma il tentativo è fallito lasciando solo me come eredità.

Oggi sono naturalizzato in molte zone al di fuori del mio areale originario, e in molte di queste zone sono diventato invasivo anche grazie alla mia capacità di rilasciare nel terreno sostanze che impediscono lo sviluppo di altre piante nelle mie vicinanze. In Australia, in Nuova Zelanda, negli USA e in Europa sono considerata una specie molto invasiva e quindi dannosa per gli ambienti naturali; con le mie potenti radici, inoltre, procuro danni alle infrastrutture mentre con le foglie e con la corteccia posso provocare irritazioni cutanee.

La mia diffusione si compie attraverso due vie: produco moltissimi semi - che volano molto bene coprendo anche lunghe distanze - e produco ricacci dalle radici e anche dal ceppo, quando vengo tagliato.

Tentare di eliminarmi è molto difficile: si possono estirpare solo le giovani piantine e impedire la fruttificazione nelle piante femmine. Il taglio invece si rivela controproducente perché mi stimola a ricacciare; è quindi necessario chiamare un esperto per gli interventi del caso. 

Per evitare il rischio del riattecchimento, i miei pezzi vanno messi nei sacchi dei rifiuti indifferenziati.

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