Le piante tendono a disperdersi per colonizzare nuovi territori: ciò avviene ad opera del vento, dell’acqua, degli animali.
Se non sono presenti barriere geografiche che si oppongono all’espansione - come oceani, catene montuose o deserti - una specie vegetale si insedia fino a dove le condizioni climatiche idonee per il suo benessere lo permettono.
La superficie occupata spontaneamente e stabilmente da una specie – in cui essa si è evoluta e alla quale è solitamente meglio adattata – si chiama areale primario; si chiama invece areale secondario quello in cui la specie si è diffusa successivamente.
Con il superamento delle barriere geografiche attraverso il progressivo incremento del trasporto di persone e merci, in tempi relativamente recenti l’uomo ha determinato – volontariamente o involontariamente - l’espansione dell’areale di molti organismi creando nuovi areali secondari.

In ogni regione del Mondo molte delle piante utilizzate in agricoltura, nella forestazione e nell’orticoltura ornamentale non sono native di quella stessa regione: l’economia locale dipende però in larga misura dalla coltivazione di queste piante esotiche, la maggior parte delle quali non ha causato problemi. Tuttavia una piccola percentuale di specie introdotte dall’uomo in areali diversi da quello originario sfugge alla coltivazione e invade gli ecosistemi naturali determinando conseguenze ecologiche, sanitarie ed economiche significative. Queste piante – che con termine anglosassone vengono chiamate aliene - in anni recenti sono state riconosciute come un pericolo per la biodiversità poiché sono in grado di alterare drasticamente la struttura e le funzioni dell’ecosistema ospite.
Per questo motivo, molti Paesi e numerose organizzazioni internazionali o sovranazionali hanno attivato azioni per contenere il fenomeno delle specie aliene invasive.