In termini ufficiali la biodiversità è definita come la variabilità degli organismi viventi di ogni origine compresi, inter alia, gli ecosistemi terrestri, marini ed altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici di cui fanno parte; ciò include la diversità nell’ambito delle specie e tra le specie e la diversità degli ecosistemi.
(Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica - 1992)

I tre livelli su cui si articola la biodiversità – di geni, di specie e di ecosistemi – sono legati uno all'altro e tutti sono indispensabili.

Le interazioni tra l’ambiente fisico e le diverse specie biologiche danno vita a una moltitudine di habitat, biotopi ed ecosistemi; la diversità a questo livello dipende soprattutto dalle interrelazioni che legano le varie popolazioni di specie tra loro e all’ambiente che abitano.

Le specie sono le “unità” viventi degli ecosistemi, e si sono generate nell’arco dell’evoluzione della vita sulla Terra.


A volte una specie può scomparire senza che nessuno se ne accorga e senza che l’intera rete della vita perda la propria funzionalità, grazie ad altre specie analoghe che ne riprendono il ruolo; se a scomparire sono però le specie chiave, l’intero sistema diventa instabile: lo spazio vitale si modifica anche per gli altri organismi correlati alla specie chiave scomparsa e ciò può determinare la perdita di prestazioni d’importanza vitale.

La diversità genetica gioca un ruolo vitale a livello di singola specie assicurandone la capacità di mantenimento e di resistenza. Lo scambio genetico fra popolazioni della stessa specie garantisce la capacità di adattamento ai mutamenti ambientali o alle malattie. All’interno di una stessa specie vi sono infatti individui capaci di tollerare meglio eventi estremi: più grande e diversificata è una popolazione, maggiore è la possibilità che tali individui riescano a trasmettere le loro caratteristiche alla discendenza, garantendo la sopravvivenza della specie stessa.